I NEURONI SPECCHIO

Alcuni esperimenti condotti recentemente dal Prof. Giacomo Rizzolatti e dai colleghi del Dipartimento di Neurologia dell’Università di Parma, hanno portato alla scoperta di un particolare tipo di neuroni che potrebbero essere alla base della conoscenza, facendo da ponte fra noi e gli individui del nostro gruppo (cioè legando il nostro cervello alle sensazioni che ci giungono da altri individui simili a noi).
Inizialmente scoperte nei macachi, queste cellule, chiamate neuroni specchio, sono localizzate nel cervello umano in modo indiretto: esse si trovano un po’ ovunque, anche se alcune aree ne sono più ricche (in particolare quelle con un importante ruolo nella comunicazione linguistica). Questi neuroni hanno la capacità di attivarsi sia quando si compie un’azione, sia quando si osserva un altro individuo che la compie o che la mima, sia quando immaginiamo di compierla. E’ come se osservare/immaginare un’azione conosciuta, stimolasse il nostro cervello ad adeguarsi funzionalmente a ciò che vede/immagina, anche se ciò non porta a produrre realmente l’azione a causa di un sistema di blocco controllato dai neuroni del lobo frontale.
Sebbene il ruolo primario di questi neuroni sia quello di comprendere le azioni altrui, nel caso dell’uomo-che possiede un complesso sistema di espressione delle emozioni- esso si allarga ben oltre il mero riconoscimento di un evento biofisico. Anche nelle scimmie, ad esempio, l’attivazione dei neuroni specchio porta all’immediata comprensione dell’intenzione che guida l’azione osservata, benché ancora non si sia manifestata: veder prendere una banana per mangiarla porta ad attivare una serie ben diversa di neuroni dal veder prendere una banana per metterla in una scatola. L’attivazione dei neuroni specchio, dunque, è la base neuronale che permette di prevedere, nel comportamento osservato, gli sviluppi successivi e l’intenzione che l’ha prodotto.
In base alle nostre conoscenze pregresse, acquisite  e memorizzate, siamo in grado di comprendere il comportamento degli altri senza che ci sia bisogno di un’esplicita o cosciente comunicazione: comprendere le azioni altrui equivale a compiere mentalmente insieme a loro le stesse azioni.
Questa condizione contribuisce a sviluppare la capacità di imitare ciò che si vede: base biologica della cultura umana, questa capacità caratterizza molti animali e, in particolare i cuccioli, nei quali rappresenta una forma elementare di apprendimento, rapida ed efficiente. Oltre a facilitare i comportamenti adattativi, agire per imitazione costituisce la base biologica che rende possibile l’aggregazione sociale.
Poiché le aree fondamentali per le funzioni linguistiche sono ricchissime di neuroni specchio, si può pensare che anche il linguaggio rientri nel processo di apprendimento mediato da queste cellule: la comprensione di ciò che diciamo, del significato delle parole, delle intenzioni con cui sono dette, delle emozioni che determinano stimolando idee ed immagini, potrebbe essere basata su questo meccanismo.
Attraverso il linguaggio o la semplice osservazione, dunque i neuroni specchio creerebbero un legame fra noi e gli altri, sia nel caso in cui non ci siano sfumature emotive, sia nel caso in cui le emozioni siano il fulcro dell’azione. E il gruppo degli ”altri”, oltre che ai componenti del nostro gruppo – famiglia, circolo, città, nazione- può estendersi anche ad altri organismi, di specie diverse dalla nostra, ma con i quali siamo in grado di “empatizzare”.
Secondo alcuni autori, questo legame tra lil nostro agire e quello di altri individui potrebbe essere alla base del comportamento altruistico e rappresentare la base biologica del comportamento etico. L’egoismo individuale, perciò, sarebbe “contronatura”, diversamente da quanto proposto oggi da teorie psicologiche ed economiche: secondo la fisiologia dei neuroni specchio, la felicità altrui dà felicità a noi stessi, l’infelicità ci provoca infelicità.
La reciprocità che ci lega all’altro portandoci a volerne il bene, sarebbe la nostra condizione naturale, preverbale e prerazionale.
Non tutti sono d’accordo su questa interpretazione “ottimista”. Tutti i neuroni, anche quelli specchio, reagiscono alle correnti elettriche e, anche se possono avere un numero più o meno alto di collegamenti con altri neuroni, non sono in grado di rappresentare una coscienza.
Possiamo empatizzare con una persona sofferente, ma se a sua volta questa ci ha fatto del male, quest’empatia non si risolve in un desiderio di vederla migliorare o in una sofferenza- specchio.
L’attività dei neuroni specchio ci permette solo di comprendere ciò che la persona fa, o prova, o vive; ciò che poi facciamo di questa informazione dipende da noi, dalla nostra coscienza e dalla nostra esperienza pregressa (vissuto).
Empatizzare e simpatizzare sono due processi ben distinti, e mentre il primo è fisiologico, il secondo è mentale.

Scheda da:
“ Come funziona il corpo umano?” Ed. Giunti