IL BELLARIA SPERIMENTA LA MEDITAZIONE TIBETANA

Verrà testata da oncologia per alleviare le sofferenze. E’ la prima volta al mondo

di  Rosario Di Raimondo


L’AUSL di Bologna è la prima azienda sanitaria almondo a consentire la sperimentazione di una terapia tibetana ai suoi pazienti oncologici. Si chiama “pratica meditativa Tong Len”, partirà a febbraio e sarà condotta dall’equipe del dottor Gioacchino Pagliaro, primario di Psicologia clinica dell’ospedale Bellaria ed esperto di medicina orientale, che dice: «C’è una rivoluzione in medicina, che parte dalla Fisica Quantistica».
La medicina orientale incontra quella occidentale. La psicologia sposa l’oncologia. Nei prossimi giorni saranno scelti 80 pazienti, naturalmente, continueranno nel frattempo il normale processo di cure. Quaranta di loro saranno sottoposti alla terapia, l’altra metà no, in modo da valutare le

differenze. Pagliaro e i 15 professori sanitari che costituiscono la sua equipe non conosceranno i nomi di chi farà il test: avranno solo una scheda con le iniziali del paziente, il tipo di patologia che ha e determinati valori del sangue. A quel punto la sperimentazione avrà inizio. A distanza. Sì perché i medici saranno lontani sia dai malati che, eventualmente, fra loro stessi. Per la Tong Len l’importante non è lo spazio, ma il tempo. Non contano le mani, ma la mente. Saranno stabiliti dei giorni della settimana in cui tutti assieme, nello stesso istante, i dottori dovranno cominciare la meditazione a (eventuale) benefici dei malati in cura.
Lo studio, che è a costo zero, durerà diversi mesi, e a distanza di tre o cinque anni, lo staff di medici analizzerà i pazienti per capire se ci sono stati cambiamenti, se sono variati alcuni valori del sangue come il livello dei globuli bianchi oppure se ci sono stati miglioramenti negli stati d’ansia e di tensione. Una misurazione, questa, che avverrà prima, durante e dopo il test.
Ad oggi non c’è letteratura scientifica che possa dimostrare il reale beneficio della terapia studiata da Pagliaro. Ma un risultato lo psicologo lo ha già raggiunto: il comitato etico dell’Ausl ha approvato la sperimentazione, così come è arrivata la fondamentale autorizzazione dei vertici dell’azienda. Il direttore sanitario, Massimo Annicchiarico, ha così firmato la delibera che autorizza il progetto.

 

Intervista al Dott. Pagliaro primario di
Psicologia Clinica al Bellaria di Bologna
di Rosario Di Raimondo


La medicina è pronta alla rivoluzione così la mente
 può aiutare il nostro corpo

«Oggi c’è una rivoluzione in medicina. La Fisica Quantistica sconvolge la nostra visione della realtà: può l’energia produrre effetto sulla materia ? La mente può avere dei benefici sul corpo? Sono le domande a cui vogliamo rispondere».
Il dottor Gioacchino Pagliaro, 58 anni, queste risposte le insegue da ben 23 anni, e in cuor suo qualcuna è già arrivata. Laureato in Psicologia e specializzato in Psicoterapia all’università di Padova, dove per 17 anni ha fatto il professore a contratto, Pagliaro è stato in Cina tre volte, ha viaggiato per il sud-est asiatico e, molti anni fa si è formato con un medico tibetano.
Nel 2002 è approdato all’Ausl di Bologna, l’anno dopo è diventato primario di psicologia clinica all’Irccs Bellaria. Oggi è a capo di una sperimentazione senza precedenti nella letteratura scientifica. Che servirà a capire se pratiche come la meditazione hanno effetto sulle gravi malattie.

Dottor Pagliaro, visto che è di malati oncologici che stiamo parlando, la prima domanda non può che essere questa: pensa davvero di affrontare i tumori con la meditazione tibetana?
«E’ la prima volta che si fa un test del genere, andremo a vedere a distanza di tre e cinque anni se i pazienti che saranno scelti avranno miglioramenti delle loro condizioni di salute o una stabilizzazione maggiore, se potranno stare in vita più a lungo. Per me la risposta è positiva, visto che mi occupo di meditazione da 23 anni e sono un assertore efficace di questa pratica. Vedremo se l’integrazione della nostra medicina con quella non convenzionale produrrà degli effetti di qualche tipo. Questo ovviamente non possiamo ancora saperlo. Però è importante che l’Ausl abbia autorizzato  questo progetto che, sottolineo, è a costo zero ed è stato approvato dal comitato etico».

Di che terapia si tratta?
« E’ una terapia millenaria, un metodo curativo buddista che, secondo i medici tibetani, produce benefici effetti su tutto l’organismo. E’ una pratica spirituale che non prevede la vicinanza della persona malata, ma produce beneficio anche se è distante. Si basa appunto sulla meditazione, sull’utilizzo di pratiche bioenergetiche che nulla hanno a che fare con la nostra medicina».

Come saranno scelti i pazienti?
 « Un aspetto importante della ricerca è che collaboriamo con il reparto di oncologia della dottoressa  Alba Brandes, una delle più grandi esperte al mondo di tumore cerebrale. Saranno selezionate 80 persone, di cui 40 scelte a caso per la sperimentazione, dopo aver avuto il loro consenso e averli informati della sperimentazione. Noi non conosceremo i nomi estratti. Saremo al corrente solo della loro storia clinica, che ci servirà in seguito per  vedere se ci saranno dei cambiamenti».

E la sua equipe cosa farà?
«Io e 15 professori sanitari, che sono stati addestrati con me su questa pratica, faremo un calendario. Stabiliremo delle giornate e degli orari durante la settimana in cui faremo questa meditazione per i 40 pazienti. Non dovremo essere per forza assieme: la terapia è indipendente dal luogo in cui ci troviamo».

Quando si capirà l’esito della sperimentazione?
« Prima, durante e dopo il test faremo delle misurazioni sul livello dei globuli bianchi dei pazienti, sul loro stato di tensione, di ansia e di stress. Quando avremo raccolto tutti i dati necessari cercheremo di vedere se ci sono stati cambiamenti».

La meditazione è una pratica che lei utilizza già oggi?
«Il mio reparto del Bellaria è stato il primo in Italia ad utilizzare pratiche di meditazione in più reparti: oncologia, cardiologia, neurologia. La utilizziamo anche come terapia del dolore, ad esempio in caso di pazienti malati di sclerosi».